L’inverno 1977/78: in Italia si sciava a 300 metri di quota

L’inverno del 1978 suggella il piccolo ciclo freddo degli anni 50′, 60′ e 70′. Nelle Alpi altoatesine rimarrà come una annata storica per le frequenza delle precipitazioni nevose e degli accumuli a fondo valle.

neve a bassa quotaCirca quaranta anni fa, prima dell’affermarsi dell’attuale riscaldamento globale, gli inverni si manifestavano secondo una modalità molto più incisiva. Ecco la cronaca dello straordinario periodo invernale protrattosi dal novembre del ’77 al marzo ’78. La stazione di rilevamento è la città di Merano (Alto Adige), insediamento situato tra quota 300 metri e quota 500. I dati climatici medi descrivono un clima continentale temperato fresco di bassa quota; le precipitazioni medie sono di 700 mm annui, il periodo invernale è tendenzialmente poco piovoso, soleggiato e caratterizzato da alcune settimane piuttosto rigide.
Ma a partire dal lontano novembre 1977, inizia una serie di eventi meteorologici memorabili e del tutto imprevedibili.

Il 21 novembre, al mattino nevica a larghe falde; alla fine della giornata al suolo ci sono 25 cm. di neve farinosa: ecco la prima neve. Tutta la terza decade del mese sarà insolitamente fredda, con una nuova precipitazione nevosa il 25. All’inizio di dicembre subentrano le correnti atlantiche e nei giorni 7, 8 e 9 la pioggia si alterna alla neve con accumulo di 5 cm. Qualche fiocco di neve cade il 24, 28 e 29 con piccoli accumuli. Lo strato di neve si è consolidato ed in parte trasformato in ghiaccio.

Nella prima decade di gennaio il freddo è pungente e persistente; le seconda nevicata di rilievo si protrae dall’11 al 12 del mese con accumulo di 45 cm. di neve fresca. Nei giorni seguenti il manto nevoso accumulato, la pioggia, il gelo ed infine nuove precipitazioni solide, dal 17 al 19, causano notevoli problemi alla circolazione stradale. Il notevole strato nevoso mette a dura prova la tenuta dei tetti e delle alberature stradali. Nel corso della terza decade si ripresentano i fiocchi bianchi già il 24, ma è il 29 gennaio il giorno della terza grande nevicata dell’inverno: un altro mezzo metro di neve fresca!

Prosegue l’inverno con temperature costantemente al di sotto dello zero. Evidentemente questo è un inverno incredibile, quasi leggendario, se raffrontato alla siccità ed alle continue irruzioni del föhn che hanno marcato l’attuale periodo invernale. Ebbene non è finita: il 10 e 11 febbraio cadono in totale altri 50 cm. di neve (quarta grande nevicata). Il mese di febbraio prosegue umido e freddo; talvolta piove ed il 16 si ha un accumulo di 5 cm di neve fresca. In marzo, l’avvicinarsi della primavera, porta numerose giornate ventose ed un nuovo colpo di coda artico con precipitazioni nevose il 16 ed il 20.

A conti fatti nel corso di questo storico inverno sono caduti 2 metri di neve!

La presenza della copertura nevosa è stata continua con uno spessore di vari decimetri, dal mese di novembre a tutto marzo. Nel corso di questi favolosi inverni, in città, all’interno dell’Ippodromo Maia, era stato addirittura battuto un anello per lo sci da fondo.

Nel corso degli anni ’70, a seguito di ripetuti inverni nevosi ed estati fresche e piovose, si paventava l’affermarsi di una marcata tendenza al raffreddamento, in sostanza una riedizione della “Piccola Era Glaciale”. Un esempio bibliografico veramente eclatante è l’opera divulgativa di N. Calderer, “La macchina del tempo”, Zanichelli 1977. La situazione è quasi comica, se vista con i dati in possesso alla climatologia odierna, poiché il testo, che con prudenza denuncia la possibilità di un ritorno dei ghiacci, esce proprio alla fine del ciclo freddo, agli esordi di un deciso riscaldamento dell’emisfero settentrionale.

Pubblicato da Valter Carbone