Eruzioni vulcaniche, ed il loro contributo ai periodi climatici freddi

FREDDOFILI.IT Si è sempre discusso sulla possibilità che una grande eruzione vulcanica possa alterare in modo significativo il clima terrestre.

Questo grazie all’emissione di grandi quantità di particelle solforiche in Stratosfera, in grado di riflettere verso lo spazio la radiazione solare, e che possono rimanere in aria per diversi anni, amplificando questo raffreddamento.

Per valutare la potenza di un’eruzione vulcanica, viene adoperata la scala VEI, che può variare da un minimo di 0 per le semplici eruzioni come quelle normali del Kilauea, nelle Hawaii, che emettono un quantitativo inferiore ai mille metri cubi, fino ad un massimo di 9 su tale scala.

Le uniche eruzioni certe oltre VEI 7 furono quelle del Monte Toba, in Indonesia, che 75 mila anni fa scaraventò in atmosfera più di 1000 km cubi di materiale, e quella del La Garita, in Costa Rica, che scaraventò più di 10 mila km3 di materiale ad oltre 25 km di altezza (eruzione verificatasi 25 milioni di anni fa).

Al momento, questi “supervulcani” hanno una periodicità di eruzione, sul nostro Pianeta, pari ad una volta ogni 10 mila anni, ed anche ogni milione di anni per una VEI 9.

Sappiamo che la zona di Yellowstone, od i Campi Flegrei, nascondono un simile “supervulcano”, che, se esplodesse, avrebbe un effetto simile alla caduta di un grande asteoride, sollevando in atmosfera una cappa di polveri in grado di oscurare il sole per decenni.

In questo caso sicuramente il nostro Pianeta scomparirebbe in una Piccola Glaciazione, da cui si riprenderebbe solo con molta lentezza.

Ma si tratta, come visto, di eventi rarissimi.

Nella foto, il Fish Canyon Stuff, deposito di cenere di oltre 5000 chilometri cubici, dovuto all’eruzione del La Garita.

20 giu 14 La garita