1955-56: il lungo inverno globale

Dati, aneddoti, records e possibili spiegazioni climatiche della lunga anomalia climatica che sconvolse il mondo per 12 mesi.

Avreste mai pensato che a Porto Alegre potesse nevicare? Beh è successo!

Pensavate che a S. Paolo in Brasile non ci fosse mai stata una gelata? Beh sbagliavate!

16330_1_1
La mappa del 12 febbraio 1956, il giorno dell’ultima nevicata a Lisbona: un nucleo gelido scende dall’Artico fin sulla Penisola Iberica. Dati NCEP

Questo e molto altro è successo in quello che senza dubbio può essere definito il lungo inverno globale del 1955-56.

In questo articolo ripercorreremo nell’imminenza del cinquantesimo anniversario della più pesante ondata gelida in Europa, quel duro inverno oltrecortina, evidenziando come le tenaglie del freddo strinsero anche altri paesi oltre l’Italia, e posti lontani da noi e a volte inpensati.

Partiamo da una considerazione prettamente astronomica. Le stagioni sono causate dall’inclinazione dell’asse terrestre. Questa stessa inclinazione, provoca di conseguenza che le stagioni siano ribaltate nei due emisferi (le zone a nord e a sud dell’euatore). Dunque quando valutiamo una stagione invernale dobbiamo, di fatto, considerare: sia quella dell’emisfero australe (1° giugno-1°settembre) che quella dell’emisfero boreale (1° dicembre-1° marzo).

Potremmo a questo punto scegliere di analizzare gli eventi sia partendo dall’inverno boreale (dicembre ’55-marzo ’56) e poi il successivo inverno australe (giugno ’56-settembre ’56) che da quello australe del 1955 e finire con l’inverno boreale a cavallo fra il 1955 e il 1956. Sceglieremo in questo articolo la seconda ipotesi, in quanto poi nella analisi climatologica finale considereremo tutto il periodo 1955-56 come una sola grande anomalia climatica globale figlia forse di un’unica causa globale.

L’inverno 1955 fu di straordinaria rigidezza su tutto l’emisfero australe. Appartiene a questa stagione, infatti, la maggiore irruzione fredda del secolo in Brasile; pensate che nevicò a Curtibe e Porto Alegre mentre a S. Paolo si registrò la temperatura più bassa mai registrata: -2.1°C. Poniamo l’attenzione sull’eccezionalità della temperatura registrata nella città brasiliana in quanto essa si trova proprio sulla linea del Tropico del Capricorno e anche se a 800 metri di altezza, in teoria al riparo da temperature anche solo inferiori ai 10°C e per la quale temperature inferiori a 5°C sono da considerarsi eccezionali.

Passiamo ora all’emisfero boreale. Considereremo prima il continente americano, e poi vedremo l’Europa e il Mediterraneo. Possiamo dire innanzitutto che l’inverno del ’56 fu estremamente freddo per la costa est americana con irruzioni fredde sulla California e con danni dovuti al freddo e alla neve. Ma ancora più interessanti furono le temperature registrate sui Caraibi nel febbraio del ’56, con temperature di 16°C a Puerto Rico, temperatura più bassa mai registrata, e ancora la temperatura più bassa mai registrata e pari ad 11°C a S. Domingo nella Repubblica Dominicana, ben al di sotto del ventesimo parallelo NORD nel caldissimo Golfo del Messico.

Veniamo dunque all’inverno del ’56 in Europa e nel Mediterraneo. Diciamo che l’inverno del 1956 rimane il più freddo e lungo del secolo, con le punte più basse imbattute per lo più ancora oggi, dove non siano state superate dal terribile inverno del 1985, che fu tremendo, però solo sulle pianure centrali europee.

In questo articolo punteremo l’attenzione su quelle nevicate “rare” che aiutano a comporre il quadro gelido di quella anomalia climatica ricordata da tutti come il “gelido inverno del’56”.

Partiamo dalle “nevicate africane”, Africa, continente spesso nel senso comune raffigurato come il continente dei caldi deserti, del sole cocente o dei safari, ma teatro durante quel tremendo inverno di nevicate, alcune veramente incredibili. Infatti oltre alle nevicate di Tunisi e Algeri, di per sé non eccezionali (basti pensare alle nevicate dell’anno scorso), di particolare interesse fu la nevicata di Tripoli, con una isoterma di -30°C, in quota, che investì in pieno la Tunisia il giorno 5-2-1956 e che portò la neve oltre che nel capoluogo tunisino anche nella capitale Libica nei giorni successivi, unico episodio insieme a quelli del 1913 e del 1915 e irripetuto fino ad oggi.

In quelle stesse ore di quel terribile inizio febbraio 1956, intensi venti spazzavano la Sicilia e il suo canale portando inusitate nevicate su Pantelleria, dove la neve comparve ancora nel 1981 e negli anni novanta, nel 1995 e nel 1999, e Lampedusa, che dopo quell’evento non avrebbe più visto la neve.

E mentre tutta l’Europa centrale fu alle prese con temperature non superiori ai -15°C con punte anche di -30/40 °C sull’est europeo e sulla Scandinavia, la città di Lisbona la mattina del 12 febbraio del 1956 si svegliò ammantata di un soffice velo bianco, complice una irruzione di aria gelida in quota e al suolo che si riversò sulla Penisola Iberica, arrivando fino alle coste portoghesi, solitamente assolate e miti. Fu l’ultima nevicata che gli abitanti di Lisbona avrebbero visto fino ad oggi.

Il terribile 1956, si chiuse con un’ultima ondata gelida nell’emisfero australe, nella terra dei canguri, con neve mista a pioggia a Geraldton alla latitudine di 28.48° SUD nell’Australia occidentale, in assoluto la nevicata a latitudine più bassa mai registrata nell’emisfero australe.

Tanti dati e tanti aneddoti caratterizzarono quell’inverno che avrebbe segnato la storia delle ondate di freddo recenti sul nostro globo; e che probabilmente ebbe una sola causa, vediamo quale.
Di solito, le ondate gelide che interessano l’Europa e l’America settentrionale sono derivanti da anomali riscaldamenti della stratosfera sovrastante il Polo Nord, che provoca la nascita di anticicloni troposferici artici, con conseguenti affondi gelidi a basse latitudini. Nel caso del ’56, la più grande ondata gelida dello scorso secolo, non è stata provocata da uno stratwarming, ma soprattutto è stata una ondata che si è protratta nel tempo e nello spazio per più di un anno (record negativi si sono registrati durante tutto aprile, maggio e giugno su tutta l’Europa).

Dunque possiamo senza dubbi affermare che la causa dell’ondata del ’56 sia stata globale, e visto che l’unica fonte naturale di un siffatto episodio sarebbe potuta essere solo una grande eruzione vulcanica di cui non abbiamo testimonianze in quegli anni, dobbiamo concludere che le vere origini di quella anomalia siano state antropiche, figlie della guerra fredda e silenziose testimonianze di quello che sarebbe potuto succedere se malauguratamente fosse scoppiato un conflitto nucleare.

Infatti risalgono proprio a quegli anni gli ultimi test nucleari in superficie fatti sia dai russi che dagli americani. Questa supposizione merita degli approfondimenti che non sono tema di questo articolo, ma non posso che concludere che l’inverno del 1955-56 fu davvero freddo per tutti e che le cause di una anomalia tanto marcata e vasta dovrebbero essere oggetto di studi più accurati, invece di essere oggetto solo di cronaca e costume.